La presenza dell'uomo in questo appennino
è documentata dai reperti fossili fin dall'età paleolitica.
Di questa presenza restano tracce importanti: la Balena pliocenica della Val di Zena nella terra dell'Azienda Agrituristica del Rulletto, l'insediamento di Monte
Bibele
(III sec- a. C.), conferma archeologica della fusione tra celti giunti
dal nord e gli Etruschi. Oggi si possono vedere luoghi storici, dove
nel medioevo esistevano castelli in parte distrutti da guerre feudali
e dall'ultimo conflitto mondiale.
Il nome Pianoro, appare per la prima
volta in un documento del 1009 del marchese Bonifacio di Toscana.
Non è possibile stendere la storia di Pianoro come storia dell'unità
comunale attualmente in essere: infatti dal XII-XIII secolo la storia
della comunità va letta nel contesto della storia di Bologna.
Il Castello di Pianoro sorgeva, a quanto
si legge nelle cronache, su una collinetta alla destra del torrente
Savena e aveva la funzione di difendere l'importante via di comunicazione
che correva ai piedi di questa. La guerra in questi luoghi ha fatto
molti danni e tutto è stato in parte ricostruito o andato perduto.
SANTA MARIA DI ZENA, fu sede di un castello e di una pieve certamente
ancor prima di Pianoro; appare già in un documento del 962,
rifatta nel 1297, il campanile riedificato nel secolo XVIII. La chiesa
si trova sul Monte delle Formiche, che deve il suo nome ad un curioso
fenomeno noto in tutto il mondo: attorno all'8 settembre di ogni anno
sciami di formiche volanti raggiungono la chiesa, vi entrano e muoiono.
Alle falde del monte è il Castello di Zena, originario del
XII sec. appartenuto alla contessa Matilde di Canossa e donato al
Vescovo Landolfo di Pisa nel 1078, viene citato anche nel 1210 dove
viene descritto con mura di cinta ed appartenente ai nobili Loiano.
L'archittura si ampliò sino al '600 ed alla fine dell'800 venne
restaurato dai marchesi Sassoli de' Bianchi.
Fa parte del castello la vicina Torre dell'Erede
costruita nel XIV sec. che posta più in alto fungeva da vedetta.
Gorgognano (attualmente nella tenuta
del Rulletto), un documento del IX sec. lo indica come "Castrum
Gorgognani" e sempre come castello viene ricordato nel 1142.
Probabilmente la roccaforte fu distrutta prima del 1298 dalle milizie
Bolognesi, in quanto in quella data non appare più nell'elenco
dei castelli da Fortificare. Durante il periodo visconteo fa parte
del vicariato di Monzuno nel 1353, poi di quello di Corvara nel 1376.
Dal 1396 al 1575 dipese direttamente dal comune di Bologna e dal capitanato
di Roncastaldo. Con la venuta di Napoleone Bonaparte passò
al comune di Pianoro.
Riosto e la sua chiesa
S. Maria Assunta. L'antichità di questo luogo è
documentata dalla chiesa stessa, nella sagrestia si conservava un
cippo di macigno su cui erano incise diverse croci, caratteri barbari
e la data del 1241. Da alcune pergamene risulta che nel 240 un sacerdote
ravennate di nome Taddeo si ritirò su questo monte e nel 256
mentre infuriava la persecuzione dei cristiani, fondò un cenobio
di eremiti. Vennero ritrovati altri reperti nella chiesa, come: un'urna
con ossa umane e due medaglie appartenenti al periodo repubblicano,
venne ritrovato anche uno scheletro con in testa un elmo e l'arma
al fianco, mentre ai piedi vi era un cane di bronzo di eccellente
fattura. Presso la porta della canonica venne alla luce un sarcofago
di macigno scolpito tutto intorno con figure alte sei pollici ed una
testa.
Dietro l'altare maggiore si scoprì una vecchia porta, sull'architrave
vi era un'aquila in rilievo e una scritta scolpita con caratteri greci:
"non si entra nel tempio se non a piedi scalzi, di cenere coperto
il capo". La guerra ha distrutto tutto, solo macerie ricordano
il passato. Questo luogo fu dominato dalla famiglia Riosto chiamati
poi Ariosto, il loro castello sorgeva a ponente della chiesa. Questa
famiglia ebbe illustri personaggi che coprirono cariche pubbliche
ed ecclesiastiche, raggiungendo gli stadi più alti della cultura.
Nel 1300 un ramo di essi si trasferì a Ferrara e poi a Reggio
Emilia, qui nacque il poeta Ludovico tra il 5 e il 6 settembre 1474.
Torre Lupari, si trova un Km prima di
Pianoro Vecchio, fa parte di un edificio signorile; si tratta di una
torre del XI sec. con fabbbricati annessi presumibilmente del '400,
essa è dotata di una scala a chiocciola racchiusa in una torre
circolare, che porta ai piani superiori. L'edificio è a doppio
loggiato e racchiude il cortile per tre lati, all'interno del quale
c'è una bellissima fontana con la scritta "Comoditati
Pubbliche Precario".
La chiesa parrocchiale di Pianoro Vecchio, S.
Giacomo Maggiore, fu parzialmente rifatta nel 1750. II quadro
dell'altar maggiore con il santo patrono e santi Giovanni e Agostino
é attribuito alla scuola del Francia. Nel secondo altare a
destra è un S. Vincenzo del Guardossi, così come è
il S. Giuseppe del primo altare a sinistra. La facciata ed il Campanile
distrutti dall'ultima guerra sono stati ricostruiti ai nostri giorni.
Musiano, l'attuale chiesa di S.
Bartolomeo e l'annessa abbazia erano protoromaniche, si parla
del 980. |
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