Verde a cavallo
È facile familiarizzare con questo animale
compagno di tante avventure. In collaborazione con le varie scuole di equitazione della zona, si può star fuori, in gita guidata, anche una giornata intera,
bivaccando sui prati e sostando per rinfrescarsi alle sorgenti. Per
chi ama già l'equitazione, ecco nuovi percorsi da scoprire
a1 passo e al galoppo, per sentirsi ancora più in contatto
con lo spirito dell'esploratore e del guerriero... a caccia di nuovi
orizzonti! |
Passeggiate a pedali.
Gli itinerari a portata di bicicletta sono tanti, tipici della campagna.
Si parte con: cappello di paglia, borraccia e cestino di vimini con
merenda per far ritorno in fattoria con un nuovo bottino di paesaggi
da raccontare. Oppure si va attrezzati di tutto punto per ardite arrampicate
in moutain bike, assolutamente irripetibili.
La poesia si può scrivere anche su due ruote, qui ne abbiamo
la prova. |
La campagna a piedi
Tappetto verde d'estate e manto bianco d'inverno,
arcobaleno di colori, suoni,
odori in primavera e tramonto cangiante di emozioni in autunno, la
campagna al Rulletto è tutt'intorno ai nostri piedi.
Girarla in lungo e in largo, camminarla fischiettando, scoprirla passo
dopo passo nei sentieri vicino al fiume, nelle radure assolate, nei
boschi cercando fiori e funghi (prataioli, finferli, porcini, chiodini)...
ogni angolo è una meta che vale la pena di raggiungere. |
Birdwatching e fotografia
Oltre all'esposizione al sole, che lascia sulla
pelle un colorito del tutto naturale per chi ama la vita all'aria
aperta, c'è l'esposizione fotografica per imprimere nella pellicola
e nella memoria, momenti indimenticabili a contatto con la natura.
Tenendo d'occhio tutto ciò che si muove, prestando l'orecchio
ad ogni rumore, possiamo vedere dal vivo scoiattoli e fagiani, istrici
e volpi, tassi e pernici, col naso all'insù, anche qualche
falco o poiana allontanatisi dal nido a caccia di cibo. Non servono
le ali per scovare tantissime specie di volatili col birdwatching:
basta saper aspettare. |
Colori e profumi
Per il piacere degli occhi e il gusto del palato, la terra del Rulletto,
offre i colori e i profumi dei fiori del gardino e la fragranza dei propri prodotti.
Per godere i primi basta affacciarsi al davanzale, per assagtiare
i secondi l'invito è familiare, il desco della fattoria e la
cucina, sono davvero i posti migliori, dove mettere il naso prima
di augurarsi buon appetito. |
Natura: una cultura in tavola
E potevano mancare al Rulletto gli ottimi prodotti della gastronomia
locale? No di certo, perché qui nel Bolognese, a tavola
si fa sul serio. Le specialità sono il formaggio grana e i
formaggi di latte di capra come la ricotta e il pecorino, i salumi
nostrani come il prosciutto, la coppa di testa, la coppa d'estate e tutto ciò che la Cucina Tradizionale Bolognese può offrire. |
La balena pliocenica della Val di Zena al Rulletto
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| Lo scultore Davide Rivalta durante una fase di lavorazione del monumento dedicato alla Balena della Val di Zena. |
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| Fotogrammi tratti da un filmato d’epoca (anno 1965) che documenta le operazioni
di recupero del fossile della balenottera. |
Nell’anno 1965, sul versante idrografico sinistro della valle del torrente Zena a pochi chilometri da Pianoro e ad est dell’antica via della Futa nella terra dell'Azienda Agricola Agrituristica Il Rulletto, sono stati rinvenuti i resti di una balena fossile. La zona si trova all’interno del cosiddetto “Bacino Intrappenninico bolognese” e interessa i terreni del Pliocene (tra 2 e 5 milioni di anni fa). La microfauna a foraminiferi raccolta in corrispondenza delle ossa della balena permette di datare con precisione il cetaceo al Piacenziano (2 milioni di anni fa).
Le operazioni di recupero e consolidamento dell’esemplare sono state effettuate nel 1965-1966 dal personale dell’Istituto di Geologia e Paleontologia dell’Università di Bologna. Nei sedimenti che inglobavano le ossa della balena sono stati raccolti al momento dello scavo diversi macrofossili, in particolare lamellibranchi (veneridi, ostreidi, pettinidi in prevalenza della specie Amussium cristatum), gasteropodi fra cui è comune il genere Ficus e scafopodi del genere Antalis.
Nei pressi dello scheletro, 20 cm sotto il suo piano di giacitura, venne ritrovato inoltre, a testimoniare la presenza di altri vertebrati marini trasportati dalle correnti, una spina caudale di Batoideo (pesce
elasmobranco cui appartengono le Torpedini e le Razze).
Oltre ai resti di origine marina, non mancano detriti di ambiente continentale derivati dall’apporto fluviale: numerosi frammenti di legno e due strobili di pino ben conservati.
Le associazioni a lamellibranchi ritrovate vicino allo scheletro della balena e le numerose incrostazioni di Ostree aderenti alle ossa, specialmente alle mandibole e alle vertebre, indicano un ambiente marino costiero o comunque poco profondo.
Il cetaceo dovrebbe dunque essere arrivato in quel punto a seguito di uno spiaggiamento. L’ipotesi sembra essere avvalorata dalle condizioni di giacitura dei resti, poco rimaneggiati, come risulta da un filmato d’epoca che documenta con precisione i lavori di scavo e recupero dell’esemplare.
Dopo lo spiaggiamento, il cetaceo deve essere stato ricoperto molto lentamente dai sedimenti, in modo da permettere la formazione di incrostazioni di bivalvi. D’altra parte la vicinanza della costa e il basso fondale lo hanno protetto dagli attacchi dei predatori. Infatti mancano le tracce di questo tipo, come quelle provocate ad esempio dai denti degli squali, frequenti
in analoghi ritrovamenti. |
Ordine: Cetacea Brisson, 1762
Sottordine: Misticeti Flower, 1864
Famiglia: Balaenopteridae Gray, 1864
Genere: Balaenoptera Lacépède, 1804
La balena della Val di Zena presenta caratteri comuni con esemplari appartenenti alla specie attuale Balaeonoptera acutorostrata lacipede, 1804.
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Qui sopra: ricostruzione dello scheletro della balena della Val di Zena (lunghezza dell’esemplare circa 9 metri). |
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